

« Passare per la porta stretta: lasciare andare per entrare nella vera vita »
Fratelli e sorelle amati,
La Parola di Dio di questa ventunesima domenica ci interpella con forza. Gesù, in cammino verso Gerusalemme, ci parla di una porta stretta, di un banchetto e di invitati inaspettati.
La domanda posta da uno della folla – «Signore, sono pochi quelli che si salvano?» – potrebbe essere anche la nostra. Ma, come spesso accade, Gesù non risponde direttamente: sposta la prospettiva, ci invita a non preoccuparci del “quanti”, ma del “come”: come vivere per entrare nel Regno.
La salvezza è offerta a tutti, ma non è automatica. Il profeta Isaia l’aveva già annunciato: Dio radunerà tutte le nazioni, da ogni orizzonte, per contemplare la sua gloria. La salvezza non è riservata a un’élite spirituale o a un popolo privilegiato, ma a chi cerca Dio con cuore sincero. È una visione universale, bellissima, di un Dio che vuole fare di tutte le nazioni un solo popolo. Il salmo lo esprime come un mandato missionario: «Andate in tutto il mondo, proclamate il Vangelo» (Sal 116/117). Il Regno è per tutti, ma richiede un cuore vigile.
E qui il Vangelo si fa più esigente. Gesù ci parla di una porta stretta, per la quale occorre lottare per entrare. È la porta della verità, dell’umiltà, della conversione. Non è Dio a renderla difficile, ma i nostri cuori appesantiti. Non si passa con l’orgoglio, le certezze, i meriti. Occorre diventare piccoli, poveri di sé ma ricchi di fede. È la porta dell’amore che accoglie, del perdono che libera, della riconciliazione che unisce.
Un giorno, due fratelli fuggivano dalla guerra che devastava il loro paese. Prima di partire, avevano riempito i loro zaini con tutto ciò che possedevano: cibo, vestiti, oggetti preziosi, ricordi di famiglia. Dopo una lunga marcia, arrivarono finalmente davanti a una grotta, l’unico rifugio sicuro della regione. Ma per entrarvi, bisognava lasciare tutto fuori, perché l’ingresso era basso e stretto.
Il fratello maggiore, dopo un momento di esitazione, accettò. Posò il suo zaino, si chinò, entrò e dall’altra parte scoprì un’accoglienza calorosa, un pasto pronto, un’atmosfera familiare e serena senza paragoni. Il minore, invece, esitò, temette di perdere… e restò fuori. Quando ormai non aveva più nulla, la porta fu chiusa. E lui restò con il suo vuoto.
Ecco la sorpresa del Regno: chi crede di avere tutto può restare fuori; chi arriva con umiltà, viene accolto con gioia. La grazia supera le frontiere.
La Lettera agli Ebrei ci ricorda che Dio educa coloro che ama. Le prove non sono castighi, ma opportunità per crescere. Dio ci plasma, non per schiacciarci, ma per renderci saldi nel suo Regno.
Perciò perseveriamo nella preghiera, diventiamo missionari di bontà, leggiamo le nostre fatiche come percorsi verso Dio. E soprattutto, camminiamo con umiltà. Il Regno non è una medaglia da vincere, ma un dono da accogliere.
La porta è stretta, sì. Ma è ancora aperta. Entriamoci, passo dopo passo, con la fede nel cuore, l’amore nelle mani, e lo sguardo fisso sul Padre.
Preghiera
Signore, insegnaci a spogliarci di tutto ciò che ci appesantisce il cuore.
Donaci il coraggio di entrare per la porta stretta, con mani vuote ma cuore pieno.
Fa’ che non temiamo di perdere, ma desideriamo solo guadagnarti Te.
Accoglici nella tua pace, e rendici strumenti del tuo Regno. Amen.
Buona domenica a tutti, in comunione di preghiera.
«Che la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24) e che Dio vi benedica.