Meditazioni Dominicali

  • «Lo zelo per la tua casa mi divora… »

    • 23 Novembre 2025


    Rev. Henry Pamphile La Joie Haba
     

    MEDITAZIONE FESTA DELLA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
    (Ez 47, 1-12; 1 Cor 3, 9-11.16-17; Gv 2, 13-22)

    La festa della Dedicazione della Basilica Lateranense – «madre e capo di tutte le Chiese dell’Urbe e dell’orbe» – non è solo il ricordo di un edificio di pietra, ma l’annuncio di un mistero: Dio vuole abitare in mezzo al suo popolo.
    Il Laterano, cattedrale del Vescovo di Roma, manifesta l’unità di tutta la Chiesa riunita intorno al successore di Pietro, segno visibile della comunione universale.
    Nella visione di Ezechiele, un’acqua viva sgorga dal tempio e «dovunque giunge il torrente, ogni essere vivente che vi si muove vivrà» (Ez 47,9). Quest’acqua simboleggia la grazia che scaturisce da Cristo, il vero Tempio (Gv 2,21), per rinnovare il mondo. Attraverso di Lui, la Chiesa diventa sorgente di vita, di pace e di misericordia per l’umanità.

    San Paolo ci ricorda: «Voi siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi» (1 Cor 3,16). Ogni battezzato è una basilica spirituale, una pietra viva nell’edificio dell’amore. E sant’Agostino aggiunge: «Ciò che vediamo costruito con le pietre, significhiamolo in noi stessi nella fede» (Serm. 336, PL 38, 1473).
    Ma oggi, fratelli e sorelle, la Parola ci interpella con serietà… e forse anche con un sorriso. Quante delle nostre chiese, così belle, sono diventate luoghi di passaggio, quasi musei dove si entra per ammirare le colonne… senza mai alzare gli occhi al Cielo! Alcuni vengono per fare foto, ma dimenticano di lasciarsi “catturare” dallo sguardo di Cristo.
    E perfino durante la Messa, non è un po’ triste — e anche un po’ comico — vedere i telefoni squillare proprio mentre Dio ci parla? Qualcuno risponde come se avesse un appuntamento più urgente dell’Eterno, attraversando la navata o i corridoi laterali durante l’omelia e dicendo: «Pronto! Sono in chiesa, ma parla pure, fai presto!» Sì, Gesù potrebbe ancora dire: «Lo zelo per la tua casa mi divora» (Gv 2,17).
    Il Signore non è un ospite tra tanti: è il Padrone della casa che ci accoglie. E quando varchiamo la soglia di una chiesa, ricordiamoci che la soglia separa il mondo profano da quello sacro, ci fa passare dall’ordinario all’incontro con il Mistero, come scrive Mircea Eliade nel suo libro intitolato: Il sacro e il profano, Gallimard, 1965. Questo piccolo passo, a volte distratto o affrettato, dovrebbe essere quello di un pellegrino che entra nella casa di Dio… non di un passante frettoloso che cerca il Wi-Fi!
    Quando entriamo in chiesa, lasciamo alla porta le nostre chiacchiere, le notifiche e le preoccupazioni, e permettiamo al silenzio di Dio di accoglierci. Ogni santuario, piccolo o grande, è una terra santa dove il Cielo tocca la terra — e dove, anche senza rete, la connessione è sempre perfetta.
    Un antico proverbio africano dice: «Il fiume non trattiene l’acqua per sé, e per questo rimane vivo». Così anche noi restiamo vivi se lasciamo che la grazia di Cristo sgorghi in noi e attorno a noi. Come ricorda il Concilio Vaticano II: «La Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, cioè segno e strumento dell’unione intima con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen Gentium, n. 1).

    Che questa festa ravvivi in noi il rispetto per i luoghi santi e il desiderio di essere, ciascuno, un tempio vivo dove Dio riposa e da cui scaturisce la pace.
    Preghiera
    Signore Gesù,
    vero Tempio del Padre,
    rendi i nostri cuori dimore vive della tua presenza.
    Purifica i nostri pensieri,
    rasserena le nostre parole e feconda i nostri gesti di pace.
    Fa’ che la tua Chiesa, unita nell’amore,
    sia la sorgente dove il mondo trova la Vita. Amen.
    Buona festa della Dedicazione e buona domenica a tutti, in unione di preghiera. «Che la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24).