
Forse per un’attrattiva segreta, o per un’affinità sentita da lontano in modo vago, o per pura curiosità, si avvicinò a me, e cosi facemmo conoscenza.
Non siamo venuti a Roma per sedere sul trono di Pietro come sovrani, ma per salire come martiri sulla croce, non siamo venuti in cerca dell’America, ma in cerca di una visione, di una voce. E Roma ci parla con le sue rovine, con la sua umanità tormentata nelle piazze. Non sono sapiente, che cos’è la poesia, non so dire, ma la sento davanti ad ogni rovina di Roma, davanti ad ogni individuo sbandato nelle sue piazze. In ogni angolo a Roma mi sento toccato, mi sento shoccato e sprofondato dentro me stesso per trovare tesori inaspettati. Credo, da questo effetto si riconosce la vera poesia, e Roma è piena di poesia, e per questo siamo a Roma e non altrove.” “Ti vedo molto agitato, mi congedo, vado al museo”.