Politica Internazionale

  • IL TERRORISMO GLOBALE

    • 25 Maggio 2002


    KENNETH ALUVALE ASABA


    La cosiddetta guerra contro il terrorismo è cominciata solo dopo l’11 settembre del 2001, eppure il terrorismo stesso non è del tutto un fenomeno nuovo. Io credo che il terrorismo, come oggi, è sempre esistito nella società umana, in varie forme – dalla dittatura comunista e fascista allo sterminio degli Ebrei, dalla mafia in America ed in Europa alla guerra civile in Africa ecc. Tuttavia, oggi con la globalizzazione e lo sviluppo tecnologico, le forme ed i mezzi terroristici sono diventati ancora più numerosi, ma anche più complicati. Si pensi ai kamikaze, alle armi nucleari, ai mezzi di comunicazione, alle reti terroristiche ed ai servizi segreti che a volte superano o meglio sfuggono alle conoscenze e agli strumenti a disposizione dei “legittimi governi.”
    Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle negli Stati Uniti d’America, i kamikaze sono diventati sempre di più una forma comune, non soltanto di fare la guerra contro chi opprime, ma di compiere sistematicamente degli atti terroristici anche contro la gente innocente. Mi riferisco particolarmente ad una serie di bombe suicide in Cecenia negli ultimi giorni e a tanti altri attacchi terroristici di kamikaze fuori da Israele e dalla Palestina.
     
    Mentre oggi si parla della sconfitta di Saddam Hussein e Bin Laden, le due figure legate al terrorismo mondiale, la cosiddetta rete Al Qaeda, in tante parti del mondo si vive ancora in piena paura ed in pieno terrore. La realtà è che nessuno sa cosa può succedere da un momento all’altro. L’esperienza ci ha mostrato che neanche le forze armate e l’Intelligence Service dei paesi più industrializzati possono dichiarare di tenere la situazione al 100% sotto il loro controllo.  Oltre  alle motivazioni che portano al terrorismo, a volte anche giustificabili dal punto di vista umano e politico, ci sono pure tanti misteri, anche religiosi, che circondano questo fenomeno e che spesso sfuggono alla nostra attenzione. Quello che voglio sottolineare è che dopo la guerra in Afghanistan ed in Iraq, il terrorismo ha raggiunto un livello globale e ancora più complesso.
    Durante la guerra in Iraq, tutti i fedelissimi di Saddam, compreso il Ministro dell’informazione, hanno fatto vedere chiaramente al mondo che la guerra non sarebbe stata limitata fra i soldati Iracheni e quelli Anglo-americani. Oggi la questione è diventata più evidente che mai, anche con il fatto che Saddam stesso e tante altre persone che sarebbero alla base del terrorismo, secondo ciò che sostiene il Pentagono, sono ancora libere e forse anche sane. Inoltre, nessuno sa o si impegna veramente a sapere dove si trovano queste persone. Infatti, per l’America, trovare Saddam o Bin Laden è ora una questione relativa, come ha dichiarato parecchie volte il presidente George W. Bush nei suoi discorsi sul terrorismo. Eppure è proprio questo tipo d’atteggiamento ed il modo in cui abbiamo affrontato il problema del terrorismo ad averne piantato i semi quasi in tutte le parti del mondo.
    Nonostante tutto ciò, noi abbiamo una lezione da imparare. Dobbiamo prima di tutto imparare a non dimenticare il passato, perché chi dimentica la storia è condannato a ripetere gli errori della storia. Inoltre, dobbiamo renderci sempre conto della inadeguatezza  dei nostri mezzi nel risolvere i problemi, non per produrre armi ancora più sofisticate, ma per scoprire un’altra logica di fare la pace, cioè, la logica della giustizia e dell’amore. Dobbiamo non soltanto capire, ma credere che solo con la guerra non si costruisce la pace. E finché non ci sarà la giustizia nel mondo della politica, dell’economia e anche della religione, non ci sarà mai la pace. Il Papa Giovanni Paolo II ha ribadito questo messaggio quasi ogni anno durante la giornata mondiale della pace.