Meditazioni Dominicali

  • CATECHESI DEL XXV DOMENICA - ANNO C - 21.09.2025

    • 21 Settembre 2025


    Rev. Henry Pamphile La Joie Haba

     

    Ricchezza e santità: padroni o servitori dei nostri beni?

    Il Vangelo di questa domenica (Luca 16,1-13) ci presenta una parabola sconcertante: quella di un amministratore disonesto che, prima di perdere il suo incarico, cerca di farsi degli amici con il denaro del suo padrone. E Gesù, invece di condannarlo, loda la sua astuzia. Poi aggiunge una parola radicale: «Nessun servo può servire due padroni… non potete servire Dio e la ricchezza».
    Alla luce di questa parola, oggi ci poniamo una domanda scottante: È possibile essere ricco e santo? In altre parole: la ricchezza materiale è un ostacolo insormontabile alla vita cristiana? Un ricco può piacere a Dio ed entrare nel paradiso?

    I. Il denaro: un buon servitore ma un cattivo padrone
    La Bibbia non condanna la ricchezza in sé. Abramo, Giobbe, Salomone erano ricchi. Ma mette sempre in guardia: la ricchezza, se non è dominata, diventa una trappola spirituale.
    San Giovanni Crisostomo, padre della Chiesa del IV secolo, disse in una delle sue omelie sul Vangelo di Luca: «Non è la ricchezza ad essere condannabile, ma il cattivo uso che ne facciamo. Non è un peccato essere ricco, ma esserlo restando insensibile alla sofferenza del povero» (Omelia su Luca 16, Om. 2).
    L’amministratore disonesto del vangalo di questa domenica non cambia realmente, ma agisce con previdenza. Gesù non ci invita a imitarlo nella disonestà, ma nella sua capacità di agire in vista del futuro. E dice: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne».
    Quando si mette una pentola sul fuoco, questo può cuocere un buon pasto o incendiare la casa. La pentola, se usata bene, nutre la famiglia. Ma se lasciata senza controllo, diventa pericolosa.
    La ricchezza è come quel fuoco: ha un potere, ma deve essere controllata, canalizzata, messa al servizio del bene.

    II. Esempi di santi ricchi
    La storia ci offre esempi di persone ricche diventate sante. La ricchezza materiale, quindi, non è un ostacolo assoluto alla santità:
    - San Luigi, re di Francia, viveva in un palazzo, ma spesso mangiava con i poveri, lavava loro i piedi e amministrava la giustizia con equità.
    - Santa Elisabetta d’Ungheria, principessa, spese le sue ricchezze per costruire ospedali e aiutare i più miseri.
    - San Carlo Borromeo, cardinale di Milano, vendette i suoi beni per sfamare i poveri durante la peste.

    Tutti hanno capito una cosa essenziale: la ricchezza ha valore solo se viene condivisa.
    E noi? Alcune domande per la nostra vita:
    - Come gestiamo il nostro denaro? Lo usiamo per la giustizia, la carità, la solidarietà?
    - Diamo regolarmente una parte delle nostre entrate per aiutare i poveri, sostenere la missione della Chiesa, o pensiamo solo a ciò che ci conviene?
    - Le nostre priorità economiche rivelano ciò che davvero adoriamo: Dio o Mammona?

    La parola di Gesù è chiara: «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21).
    Sì, un ricco può essere santo. Sì, si può piacere a Dio anche con i beni materiali. Ma a una sola condizione: non lasciare che la ricchezza domini il nostro cuore. La santità consiste nel mettere tutto ciò che abbiamo – anche il denaro – al servizio dell’amore.
    San Basilio Magno, un altro Padre della Chiesa, diceva: «Il pane che conservi appartiene a chi ha fame; il vestito che riponi appartiene a chi è nudo; il denaro che nascondi appartiene a chi è nel bisogno» (Omelia sull’Avarizia).

    Preghiera
    Signore Gesù,
    Tu non avevi una pietra dove posare il capo,
    Eppure eri ricco dell’amore del Padre.
    Insegnaci a non attaccarci ai beni di questo mondo,
    Ma a metterli al servizio del Regno.
    Donaci un cuore povero e generoso,
    Capace di condividere, accogliere e servire.
    Che né il denaro, né la paura di mancare,
    Spengano in noi il fuoco della tua carità. 
    Amen.

    Buona domenica a tutti, in comunione di preghiera. «Che la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24) e Dio vi benedica.