
Non siamo una comunità di stranieri, né una cooperativa, e nemmeno un gruppo politico. Siamo un gruppo di amici che credono nell’integrazione dell’uomo, in una società più giusta ed onesta.
Integrazione per noi significa rispettare i valori e gli altri, condividere la ricchezza culturale, culinaria, sportiva.. significa il dialogo tra di noi, significa partecipare alle attività culturali e sociali creando nuove iniziative per il miglioramento del nostro quartiere e della nostra città, significa governare per tutti non escludendo nessuno per la sua razza, cultura e religione.
Nel momento in cui utilizziamo le parole “extracomunitario”, “nero”, “giallo”, “vucumprà”, “terrone”, “meridionale”, “zingaro”, ecc. stiamo creando disprezzo, odio e divisione nella nostra società.
Il nostro gruppo di amici crede nell’integrazione e crede in una società più giusta e costruttiva. I problemi si risolvono con idee nuove e con la loro realizzazione. Il nostro gruppo vuole solo contribuire, dare un piccola speranza all'integrazione nel nostro paese.
L’immagine più bella che ho visto e che rimarrà per sempre nella mia memoria risale a quando sono stato invitato a un incontro universitario nazionale a Lima, in Perù, nel 1985. Mi sono rimasti impressi sei giovani universitari peruviani che ridevano e parlavano dopo l’ora di pranzo. Erano seduti e il loro dialogo era veramente contagioso. Provenivano dalla stessa facoltà, ma se un italiano li avesse visti avrebbe potuto dire “erano un cinese, un nigeriano, un tedesco, un italiano, un indiano, e un autoctono che dialogavano allegramente”. Per me erano soltanto dei giovani, come me.

Ad un certo punto si è sentita la voce di un persona che ci comunicava che potevamo utilizzare la piscina. Allora in tanti, me compreso, siamo andati verso gli spogliatoi a cambiarci. Quei ragazzi che parlavano si sono alzati dai loro posti tranne uno, che è rimasto seduto. Uno dei ragazzi è entrato in una stanza, ha preso una sedia a rotelle e l'ha portata verso il gruppo, mentre gli altri hanno preso in braccio il ragazzo che era rimasto seduto e lo hanno sistemato sulla sedia a rotelle. Poi sono andati tutti negli spogliatoi. Mentre mi mettevo il costume da bagno, anche loro si cambiavano e cambiavano anche il loro amico sulla sedia a rotelle. Alla fine, mentre io ero già in piscina, i sei ragazzi sono usciti dagli spogliatoi. Due di loro hanno sollevato il ragazzo dalla sedia a rotelle e sono entrati tutti insieme in piscina, ridendo e scherzando. Era bello guardarli: l’allegria contagiosa di quei ragazzi era un bell'esempio di amicizia, un bellissimo esempio di integrazione. Un esempio da imitare sperando che un giorno l’umanità sia così e che quella mentalità razzista, che per secoli ha portato soltanto morte, guerra, distruzione, corruzione, paura, disuguaglianza, terrorismo e dittature, sia soltanto un ricordo.
José Alberto Chávez del Río.